Tutte le liberalizzazioni da sbloccare per crescere a costo zero
La nuova ventata liberalizzatrice proposta dal governo costituisce una grande opportunità da non lasciarsi sfuggire. Misure volte ad accrescere la libertà di impresa e la libertà di contratto aumentano la produttività e il tasso di crescita del sistema. Hanno il pregio di non costare nulla all’erario, aiutano a contenere i prezzi, ampliano la libertà di scelta per i consumatori. di Salvatore Rebecchini Componente dell’Autorità Antitrust Fondazione Magna Carta
22 AGO 20

La nuova ventata liberalizzatrice proposta dal governo costituisce una grande opportunità da non lasciarsi sfuggire. Misure volte ad accrescere la libertà di impresa e la libertà di contratto aumentano la produttività e il tasso di crescita del sistema. Hanno il pregio di non costare nulla all’erario, aiutano a contenere i prezzi, ampliano la libertà di scelta per i consumatori. Occorre quindi consolidare i progressi conseguiti in diversi settori e avviare nuove iniziative per realizzare un mercato aperto e contendibile che favorisca la crescita e l’occupazione. Tre sono i settori chiave in cui si giocherà la partita delle liberalizzazioni nei prossimi mesi: l’energia, i trasporti ferroviari, i servizi alle imprese.
Per quanto riguarda l’energia, le modalità con cui sono state recepite nel nostro paese le direttive di liberalizzazione del mercato elettrico hanno creato un contesto tra i più concorrenziali in Europa. La capacità di generazione si è accresciuta e si è deconcentrata. Si sono sviluppati mercati efficienti a pronti e a termine e la proprietà della rete di trasmissione è stata separata dall’ex monopolista (Enel). I risultati positivi sin qui conseguiti devono essere completati favorendo, tramite snellimenti delle procedure autorizzative, la realizzazione degli investimenti per rimuovere i “colli di bottiglia” della rete di trasmissione, che ancora determinano differenze di prezzo territoriali. Da vedere l’atteggiamento che assumerà Terna, il gestore della rete. Nel comparto del gas invece la liberalizzazione procede più lentamente. Solo di recente l’Unione europea ha varato il terzo pacchetto di direttive che l’Italia si appresta a recepire. In questo settore una questione cruciale riguarda la separazione della rete di trasporto del gas, ancora oggi controllata da Eni tramite Snam rete gas. Le direttive comunitarie prevedono la separazione della proprietà, ma consentono anche la separazione funzionale. La separazione proprietaria è più efficace nel garantire condizioni concorrenziali, sia in termini di terzietà dell’accesso alla rete, sia in termini di adeguamento della capacità della rete, che si traducono in prezzi più bassi e più rapidi nell’aggiustarsi alle condizioni di mercato.
Nei trasporti ferroviari l’Italia è all’avanguardia su molti aspetti della liberalizzazione. Oggi operano circa trenta imprese attive prevalentemente nel settore merci, ma, in misura crescente, anche nel trasporto passeggeri. Tuttavia permane una zona grigia tra mercato e non-mercato, in cui si sovrappongono operatori cui è stato attribuito il compito di svolgere il servizio di pubblica utilità in cambio di un sussidio pubblico (Ferrovie dello stato) e operatori che sono in concorrenza senza obblighi né sussidi. Per evitare che i sussidi falsino la concorrenza e scoraggino i nuovi entranti occorrerebbe definire quanto prima l’ampiezza (quali tratte) e il contenuto (frequenze, fermate) del servizio pubblico. Una volta identificato il perimetro del servizio universale, occorrerebbe selezionare il soggetto a cui esso viene affidato con procedure di gara.
Anche sui servizi alle imprese l’Italia si è già mossa sulla strada delle liberalizzazioni, ma il rischio è che il cammino intrapreso venga interrotto, o addirittura invertito, sulla spinta delle reazioni corporative. Emblematici sono ancora i contenuti relativi alla liberalizzazione dei servizi postali che il governo si appresta a discutere e a votare, del decreto legislativo in attuazione della Direttiva comunitaria in materia. Occorre piuttosto che il governo abbia il coraggio di predisporre un adeguato assetto regolatorio con un ente regolatore, effettivamente indipendente e autonomo, in grado di disciplinare il monopolista pubblico (Poste italiane) e i nuovi entranti. Nei servizi professionali, specie nella professione forense, occorre evitare che la riforma attualmente all’esame del Parlamento riproponga modalità operative e istituti lesivi della concorrenza, già ampiamente segnalati dalla stessa autorità Antitrust. Sullo stesso piano, provvedimenti relativi alla distribuzione farmaceutica rischiano di vanificare i risultati della liberalizzazione del settore, che ha determinato significativi benefici per i consumatori e per l’occupazione in seguito all’apertura di oltre tremila parafarmacie e cinquecento punti vendita nella media e grande distribuzione, dove i prezzi sono inferiori di circa il 25 per cento.
Molte delle iniziative sopraindicate potrebbero essere oggetto della legge annuale per la concorrenza, che nemmeno ieri è stata però approvata dal Consiglio dei ministri. Speriamo che le buone intenzioni non vadano sprecate.
di Salvatore Rebecchini
Componente dell’Autorità Antitrust
Fondazione Magna Carta
Componente dell’Autorità Antitrust
Fondazione Magna Carta